Antefatto:
Qualcuno, non chiedetemi chi perché non me lo ricordo, ha detto: "un uomo senza passato è un uomo che non ha futuro." Volendo assolutamente evitare questa spiacevolissima situazione ecco qua che provo, brevemente, a raccontare la mia storia.

Notte primeva:
In una notte dell'inizio dei mitici anni '60 con l'ausilio dell'amore dei miei genitori Elena e Antonio e attraverso una serie di complicate operazioni che non sto a spiegarvi (anche perché dovreste conoscerle), due comunissime ma uniche molecole di DNA si unirono miscelando in maniera casuale i loro geni dando origine ad una nuova molecola. Essa era simile ma non uguale alle due che l'avevano composta e ancora più differente da tutte le altre. Seguendo le istruzioni impresse in quel codice genetico da una molecola nacque una cellula, che a sua volta costruì altre cellule, dapprima tutte uguali, poi via via sempre più differenziate e specializzate. Le cellule cominciarono ad aggregarsi formando tessuti, organi, ossa. Si formò un piccolo cuore pulsante regolato da un cervello ancora non completo. L'elica della vita stava lavorando a pieno regime. Mi rimane qualche dubbio se quel cervello sia mai stato finito, ma fatto sta che nove mesi dopo la nascita di quella prima molecola venni al mondo io!

L'alba dell'uomo:
Lo splendido bambino nasce a Napoli, alle 8,15 del 4 novembre 1961 Proprio splendido pare che non fossi perché avevo avuto dei problemi durante il parto. Non chiedetemi quali, tanto non lo ricordo. Probabilmente il motivo doveva essere che erano le 8,15 del mattino ed io non ho mai amato alzarmi presto. Comunque queste difficoltà avevano lasciato il segno. Mia madre mi racconta che, per il colore della pelle e i segni che avevo sul viso, sembravo un indiano, un pellerossa per l'esattezza. Dopo qualche giorno però, i segni scomparvero, la pelle assunse il colorito che ancor oggi mi caratterizza ed io potevo cominciare ad affrontare il difficile compito di crescere. La prima complicazione della mia vita era stata brillantemente superata!

Evoluzione:
Imparo a parlare a camminare, a mangiare, a fare i bisognini da solo... ma questo, chi di voi mi conosce dovrebbe averlo gia notato. Passiamo quindi alle cose che non si deducono dai fatti Sottile, delicato, non molto alto, il nostro eroe (non sarà il vostro, ma di sicuro è il mio) affronta lo sviluppo del suo essere. Primi amori, primi traguardi, prime interpretazioni , prime sconfitte, il suo animo si tempra alla forgia della vita (che belle frasi che mi vengono alle volte). Frequenta le scuole pubbliche. Studente svogliato ma intelligente (giudizio preso dalle pagelle di quegli anni) alla ricerca continua della passione della sua vita.

La conquista del fuoco:
Ed e' proprio durante gli anni della scuola (non grazie ad essa però, e temo che questo sia un piccolo problema della nostra istituzione scolastica) che scopre la vocazione per la quale è nato: la musica. Comincia a suonare vari strumenti prima di incontrare quello giusto. Il primo è il pianoforte. Era li a casa, così disponibile. Un vero peccato non approfittarne... non è il vero amore. Passa allora alla chitarra, ottima per colpire il cuore delle ragazze, ma ancora non ci siamo. Finalmente un giorno arriva lei, è perfetta! Proprio quello che stava cercando: la batteria. E' scoccata la scintilla del grande amore! Egli sa che quella sarà la compagna della sua vita. E infatti, come tutte le grandi certezze della mia vita, non suono più se non per diletto. Lezione imparata. Unica certezza: non c'è nessuna certezza!





Uscita dalle caverne:
Mi butto anima e corpo nell'apprendimento di questo affascinante strumento. Mia nonna Adele, una deliziosa vecchina che viveva in casa con noi, ha passato gli ultimi anni della sua vita frastornata dal continuo battere dei tamburi. Credetemi, i primi tempi dello studio di uno strumento sono veramente terrificanti per chi li ascolta. Ciao nonna, scusa per tutto il fastidio che ti ho dato. Ti voglio bene. Con il tempo, applicazione e volontà, da un delirante e caotico rumore comincia a venir fuori il pulsare del ritmo. E' nato un batterista! Comincio a frequentare uno stimolante giro di musicisti (continua ad essere una categoria che amo. Si può barare veramente poco con la musica: o sei bravo o non suoni, tutto qui. Non è la stessa cosa nel mio mestiere, ma lasciamo perdere...). Siamo nel pieno degli anni '70. Il fermento musicale è a livelli che secondo me, non sono mai più stati raggiunti fino ad oggi.

I miei gruppi preferiti:
Il violento ma raffinato hard rock dei Deep Purple. Quello più melodico e con influenze gotiche dei Led Zeppelin. Il rock romantico dei Genesis con il mitico Peter Gabriel. Gli affascinanti ed originalissimi Gentle Giant. Il rock medievale dei Jetro Tull. Le straordinarie macchine da musica che erano i Weather Report.

L'età del ferro:
Come da copione, lasciai che i miei capelli crescessero fluenti, il mio look (ma in quegli anni questa parola non esisteva) era decisamente da fricchettone. Anticonformista e sognatore non accettavo imposizioni di nessun tipo. Le parole d'ordine erano libertà e rispetto per le opinioni altrui. Tra le mille esperienze musicali, la più importante fu quella della formazione di un gruppo che si chiamava Tetra Neon (il nome del gruppo fu scelto in maniera profondamente ponderata. Fui io a proporlo leggendo il nome di un pesciolino tropicale ritratto su di una scatola di fiammiferi). Insieme concepimmo l'ambiziosissimo progetto di scrivere una opera rock. Il tema era il ritorno di Cristo sulla terra che rimproverava l'uomo di aver sprecato il grande dono che gli aveva fatto 2000 anni prima. L'uomo a sua volta lo rimproverava di averlo abbandonato alle sue scelte (Era un po' più complessa di così, ma non me la ricordo tanto bene). Riuscimmo a realizzarla ed a suonarla in pubblico in varie occasioni, fino ad arrivare al Teatro Tenda di Napoli, sempre con un notevole successo. Sembravamo lanciatissimi. Cominciarono a chiamarci anche da altre città italiane, ma il nostro gruppo aveva un non trascurabile problema. Era formato da cinque teste che non si potevano definire assennate. Tra decine di piccole difficoltà e mille sciocchezze il gruppo si sciolse senza riuscire ad esprime tutte le sue potenzialità. Avevo imparato un'altra lezione. Non basta essere geniali, bisogna anche sapersi organizzare.

L'età del bronzo:
Cambiato modo di affrontare il lavoro, cominciai a studiare con più serietà. Mi iscrissi al conservatorio musicale San Pietro a Majella, ma essendo le percussioni uno strumento straordinario, non potevo conseguirne il diploma senza prima prendere il diploma inferiore di uno strumento ordinario. Cominciò un altro piccolo calvario. Ho studiato pianoforte, contrabbasso ed infine canto. La mia natura, però, non accettava di dover studiare fino in fondo qualcosa che non mi piaceva, per cui il tutto si concretizzò in un nulla di fatto. Ma le esperienze si accumulavano ed il nostro mitico Maurizio, senza accorgersene, arricchiva sempre di più le sue conoscenze. Per arricchire anche il mio portafogli suonavo in studio di registrazione nei lavori di cantanti di vario tipo e a fare piccole apparizioni dal vivo. Ma in quegli anni viene inventato uno strumento musicale che ha praticamente distrutto la mia carriera di musicista: la batteria elettronica. Questo infernale aggeggio, abbastanza economico e che non sbagliava mai, soppiantò completamente i batteristi mediocri come me. La cosa non è durata molto negli anni, ma quel tanto che bastò a farmi prendere altre strade. In studio era diventato difficilissimo suonare, proprio perché quasi tutti si affidavano a questo strumento, per cui cominciai a suonare in teatro, negli spettacoli musicali e ad insegnare musica e solfeggio nell'Accademia Teatrale del Mezzogiorno che mio padre, Antonio Casagrande aveva fondato in quel periodo. Gli allievi di questa scuola di recitazione erano quasi tutti miei coetanei. Tra amicizie e piccoli amori cominciai a frequentare i corsi oltre che ad insegnare la musica. Interpretare un ruolo o recitare una poesia era molto più semplice che suonare un brano o fare un assolo di batteria. I casi erano due: O recitare era un mestiere facile oppure avevo scoperto la mia vocazione.








L'età industriale:
Il giorno era arrivato. Al teatro Cilea di Napoli c'era grande fermento e grande agitazione. Tutti avevano qualcosa da fare e la facevano con la massima attenzione. Non c'era tempo per i soliti scherzi, bisognava preparare tutto. Dove sono i copioni? Avete preparato l'attrezzeria? Da quale quinta devo uscire nel secondo atto? Per la prima volta ascoltavo quelle parole, non sapendo ancora che mi avrebbero accompagnato per il resto della mia vita. Ma non c'era tempo da perdere, tra poco sarebbe arrivato il pubblico. Il mio compito era quello dell'aiuto regista. Non dovevo recitare, quello spettava ai ragazzi del corso che dovevano dimostrare che cosa avevano imparato in un anno. Un intero anno di lavoro da giocarsi in un paio d'ore, questo è il teatro. Ci sei tu, il pubblico e quello che sai fare, che deve venir fuori senza errori e senza esitazioni. Non hai la possibilità di ripetere le cose che sono andate male, ti giochi tutto ogni sera. Allora, siamo pronti, tra un paio d'ore si comincia, controllate tutto... ma dov'è Massimo? Qualcuno lo ha visto? Possibile che non ha neanche avvisato del ritardo? Ormai era chiaro, non sarebbe venuto e il pubblico era gia in sala. Come facciamo senza di lui? Il saggio era formato da brani tratti da commedie di vari autori ed in ognuno di questi era previsto l'intervento di tutti gli allievi. Massimo era un po' ovunque nello spettacolo, che casino! Mio padre cominciò a guardarmi in maniera strana e poi mi disse: "Maurizio, tu sei l'unico che può sostituirlo, hai seguito tutte le prove e con il copione in mano dovresti essere in grado di fare la sua parte." "Sei sicuro papà?" "Si, è l'unica possibilità." "Ok, potrebbe anche essere divertente." Alla fine di quel saggio fui scritturato dalla compagnia di Nello Mascia e partecipai al mio primo spettacolo da professionista. Era cominciata, nel modo più casuale ed imprevedibile, ma era cominciata sul serio.

L'età scientifica:
Per i primi tempi continuai a dire che ero un musicista. Pur facendo l'attore, non mi ci sono mai sentito veramente fino in fondo. Anche oggi che suono solo per gioco e faccio questo mestiere da più di vent'anni, credo di sentirmi ancora un musicista (vedete che ho ragione a sospettare che il mio cervello non è mai stato completato?). Ma procediamo con ordine. Cominciai a fare teatro assiduamente. Ogni anno c'era una compagnia teatrale che mi offriva un lavoro. La cosa mi meravigliava sempre. Ogni volta che finivo uno spettacolo pensavo che sarebbe stato l'ultimo, ma di li a poco qualcun'altro mi chiamava e si ricominciava con le prove e con la tournee. Incredibile! Questi veramente pensano che sia un attore? Ma io sono un musicista, come mai non se ne accorgono? Passavano gli anni, gli spettacoli e le compagnie e continuavano a non accorgersene. Ad un certo punto mi venne un dubbio. Ma vuoi vedere che non sono loro a sbagliare e sono io a non aver capito niente. Mio Dio e che faccio adesso? ...E così, dopo quasi dieci anni che lo facevo, "decisi" di fare l'attore.

La conquista dello spazio:
Ora le cose erano cambiate. Non stavo solo facendo una cosa per caso, avevo veramente deciso che quello era il mio lavoro. Continuavano a chiamarmi ed a propormi delle parti in degli spettacoli teatrali che sarebbero andati in giro per tutta l'Italia, con qualche interessante puntatina all'estero, ed ogni volta mi immergevo con entusiasmo nel ruolo che mi affidavano (praticamente tutto come prima, solo che ora ero un attore). Dovevo cominciare a pensare al mio futuro. I capocomici ed i registi che incontravo non sempre mi davano la possibilità di esprimere quello che ero sicuro di poter fare, quindi scalpitavo un pochino, Ma non tutti i primi attori amano avere un giovane rampante nella loro compagnia. Il tempo passava ed io mi sentivo sempre più frustrato. Come tutti gli insoddisfatti cominciai a commettere degli errori nei rapporti con la compagnia. Questo provocò un piccolo litigio con il capocomico con il quale stavo lavorando (non vi dico chi è così non si offende nessuno) che per punizione non mi chiamò nella ripresa dello spettacolo in estate preferendo a me un altro attore. Credo che la parte la facessi molto meglio io, ma era il capo a decidere e non potevo farci niente. Per orgoglio e per dimostrare che non avevo bisogno di nessuno, decisi di non ricucire il rapporto, ma di rimanere rigidamente sulle mie posizioni. In quel periodo Francesco Paolantoni e Stefano Sarcinelli stavano preparando un spettacolo radiofonico per radio Kiss Kiss, un network radiofonico con sede a Napoli e un po' per gioco, un po' perché non avevo niente di meglio da fare presi parte alla trasmissione. Finalmente! Che divertimento inventare dei personaggi, che goduria far ridere la gente. Ecco cosa mi piaceva fare. A teatro mi avevano affidato sempre dei ruoli seri, che mi piacevano, ma divertire era tutta un'altra cosa.

Incidente nel cosmo:
Ora mi sentivo molto più soddisfatto, ma il mio portafogli non era del mio parere. Guadagnavo troppo poco, praticamente niente. La trasmissione da sola non bastava e poi non sarebbe durata per sempre. Come se tutti si fossero messi d'accordo, non mi chiamava più nessuno se non per delle cose brevi e non molto remunerative. Ma come, prima era tutto così semplice?! Bastava finire un lavoro per cominciarne un altro ed ora era diventata così complicata? Provai con il cinema, ma mi dicevano che non ero adatto alla macchina da presa (in quegli anni per essere un bravo attore cinematografico non dovevi fare nulla. Io invece recitavo), la televisione pareva non accorgersi neanche che esistessi e le grandi compagnie teatrali sembravano snobbarmi. Non mi persi d'animo e avendo sempre presente il mio obbiettivo, cominciai a giocare a bowling. Si, avete capito bene, quel gioco con le bocce ed i birilli. Sono anche diventato categoria D nella Federazione Italiana Sport Bowling. Che dovevo fare? Se non mi volevano tanto valeva che facessi altro. Sembrava un brutto periodo, ma ancora una volta stavo imparando una lezione senza saperlo: Mai avere la sicurezza di essere arrivato. Questo mestiere ti può dare tanto, ma può togliertelo in qualunque momento.

Non siamo soli:
Passata la bufera, con rinnovata umiltà, ricominciai a lavorare. Non era proprio facile come prima ma le cose andavano meglio. Il mio portafogli ricominciò a sentirsi utile. Io non ero proprio soddisfatto, ma mi accontentavo (godendo così così). Ma proprio in quel periodo faccio l'incontro che avrebbe sconvolto la mia vita (mi sembra un po' eccessivo, ma un po' di dramma rende la lettura più interessante). Una sera di quel lontano anno dello scorso millennio, vado a vedere una mia amica che recitava in una piccola compagnia, in un piccolo teatro di una piccola città (la città è Napoli che non è piccola per niente, ma permettetemi la licenza poetica). Assisto ad un piccolo spettacolo scritto e diretto da un piccolo autore. Mi innamoro di entrambi (autore e spettacolo, intendo) e decido di proporre a questo piccolo signore di lavorare insieme. Quel signore era Vincenzo Salemme. E da quella sera persa nei meandri del tempo è cominciato un sodalizio artistico (nonchè una grande amicizia) che arriva fino ai giorni nostri.

Verso le stelle
Ma questa parte è ancora da scrivere...